di Luigi Grimaldi
Guardo Frattamaggiore, la mia comunità, la città dove per anni ho fatto politica, e i fatti raccontano un dato certo: è finito il tempo delle ambiguità, dei silenzi di convenienza e della doppia morale. Le cose vanno dette per quelle che sono, nell’interesse di tutti, soprattutto della città e delle istituzioni della città. È scoppiata un’inchiesta. Ci sono degli indagati, tra cui il più votato alle ultime Amministrative che con i suoi voti ha determinato l’esito della competizione. Siete tutti garantisti come me ma, lasciatemelo dire, nessuno è garantista quanto me che di inchieste giudiziarie ne ho viste e alcune riguardano anche me. Da soggetto incensurato. Quindi, siete garantisti come me ma non quanto me. E lo dice la storia. Ma non è questo l’aspetto più importante. L’inchiesta scoppiata a Frattamaggiore oggi impone una riflessione. Seria. Determinata. E si sviluppa su due binari. Quello personale degli indagati, in particolare il vicesindaco. Innocente fino a prova contraria, ma si difenda e dimostri la propria estraneità ai fatti davanti ai giudici. Senza coinvolgere le istituzioni locali, mettendo a rischio la tenuta del Comune. E se non dovessero esserci la lucidità e la maturità necessarie per compiere questo passo, allora sarà il sindaco a dover assumere decisioni chiare, coraggiose e immediate a tutela del Municipio e dell’intera comunità. Il sindaco non può ignorare un dato politico incontrovertibile: il consenso elettorale del suo vicesindaco e della sua lista è stato determinante per la sua elezione. È un legame politico che non può essere dimenticato proprio nel momento in cui diventa necessario assumersi responsabilità. Nessuno anticipa sentenze, nessuno mette in discussione la presunzione di innocenza. Ma il garantismo non può trasformarsi nell’immobilismo delle istituzioni. Il sindaco ha oggi il dovere di valutare e decidere nell’esclusivo interesse della città. Se sceglierà di non intervenire, sarà una sua precisa scelta politica. E qualora questa scelta dovesse esporre il Comune a conseguenze istituzionali, non potrà sottrarsi alla responsabilità politica di averle consapevolmente rischiate. Perché chi governa non risponde soltanto delle decisioni che prende, ma anche di quelle che sceglie di non prendere. Far finta di nulla e abbandonarsi a un tifo da stadio determina un solo rischio: esporre la città a rivivere gli anni che già abbiamo vissuto, il comune sciolto per infiltrazioni camorristiche in seguito all’insediamento di una commissione d’accesso. Qui parliamo di un soggetto innocente fino a prova contraria, al centro di un’inchiesta, che con i suoi voti e la sua lista ha determinato l’esito delle Amministrative. Qualcuno, oggi, ha il dovere, prima di qualsiasi valutazione, di mettere in sicurezza le istituzioni locali. Senza lucidità c’è il baratro. E ve lo scrivo oggi a futura memoria. E lo scrive chi lo ha dimostrato applicando queste regole rigorose innanzitutto a se stesso. Il garantismo non è una pagliacciata, non è una buffonata e nemmeno una parola per creare una cappa di nebbia attorno agli eventi. Ripeto, serve lucidità e coraggio a tutela di Frattamaggiore. Altrimenti chi sceglie altre strade se ne assumerà la responsabilità politica. Questa volta vi manca il pezzo pregiato, quello storico, quello di sempre: il capro espiatorio.

