– Consigliera Fele, la maggioranza ha negato la richiesta dello stato di emergenza, indicando invece la strada di una legge speciale. Perché ritiene che questa risposta non sia sufficiente?
Perché lo stato di emergenza e la legge speciale hanno funzioni diverse e non possono essere messi in alternativa. Lo stato di emergenza serve adesso: consente di attivare poteri straordinari, procedure rapide, un coordinamento unitario e risorse immediate per gli sfollati, le famiglie, le imprese, gli edifici e le infrastrutture danneggiate. La legge speciale è necessaria per costruire una strategia stabile e di lungo periodo, ma richiede tempi di approvazione e di attuazione e non risponde da sola alle urgenze di oggi. Negare lo stato di emergenza mentre si rinvia tutto a una futura legge speciale significa lasciare senza strumenti adeguati una comunità che ha bisogno di risposte immediate. Noi chiediamo entrambe le cose: emergenza nazionale subito e legge speciale per il futuro dell’intera area flegrea.
– Consigliera Fele, perché ha ritenuto necessario portare nuovamente il tema dei Campi Flegrei in Consiglio regionale?
Questo Consiglio straordinario si è celebrato perché l’opposizione ha raccolto le firme e attivato gli strumenti previsti dal Regolamento. Davanti a un’emergenza di queste dimensioni, il Consiglio regionale non può restare spettatore: deve assumersi la responsabilità di proteggere una comunità che vive da troppo tempo tra paura e incertezza.
– Qual è oggi la reale dimensione dell’emergenza?
I dati sono molto chiari. Il 31 luglio 2026 si è verificato uno sciame di 217 terremoti, con una magnitudo massima di 4,7. Si registrano circa 1500 richieste di intervento, oltre 1300 verifiche di agibilità e 350 ordinanze di sgombero sono circa 4000 i cittadini sfollati tra cui persone con disabilità e ultrasessantacinquenni.
– Su quali documenti si fondano questi dati?
Su una relazione tecnica ufficiale del Comune di Pozzuoli, che mi è stata trasmessa tramite PEC ed è firmata da tre tecnici comunali. Il documento descrive la gravità e l’estensione dei danni e certifica l’insufficienza delle risorse disponibili. Quando i tecnici chiedono alla politica di intervenire, le istituzioni hanno il dovere
– La sua richiesta principale è lo stato di emergenza nazionale. Perché lo ritiene indispensabile?
Perché non è una formula politica, ma lo strumento che consente di attivare poteri straordinari, procedure più rapide, coordinamento unitario e risorse adeguate. L’articolo 24 del Codice della protezione civile prevede che il Consiglio dei ministri possa deliberarlo anche su richiesta del Presidente della Regione interessata. Chiediamo quindi al presidente Fico di rappresentare al Governo, con tutta la documentazione tecnica disponibile, che questa situazione non può più essere affrontata con i soli mezzi ordinari.
– Qual è il rischio concreto di rinviare ogni risposta alla futura legge speciale?
Il rischio è perdere altro tempo mentre l’emergenza continua a produrre conseguenze reali. Le famiglie sgomberate, le persone fragili, le imprese danneggiate e gli edifici inagibili non possono attendere l’intero percorso di una nuova legge. Servono subito risorse, procedure accelerate, assistenza abitativa, sospensione di tributi e mutui, ristori e interventi urgenti. La legge speciale deve programmare la sicurezza e lo sviluppo dell’area nel medio e lungo periodo; lo stato di emergenza deve fronteggiare ciò che sta accadendo oggi. Scegliere l’uno o l’altra è un errore: occorrono entrambi.
– Che cosa cambierebbe concretamente per cittadini e imprese?
Si potrebbero garantire più rapidamente soluzioni abitative agli sfollati, contributi e ristori alle famiglie e alle attività economiche, verifiche di agibilità e interventi urgenti su edifici e infrastrutture. Chiediamo inoltre la sospensione di tributi e mutui, il potenziamento degli organici comunali e un’assistenza specifica alle persone più fragili.
– La maggioranza ha approvato uno stanziamento regionale di 7 milioni di euro. Come lo valuta?
È un primo passo e non neghiamo il valore di ogni risorsa destinata alla protezione civile, all’assistenza e alle imprese danneggiate. Ma 7 milioni non sono sufficienti rispetto alla gravità certificata dai tecnici.
– Avevate proposto di aumentare le risorse. Che cosa è accaduto?
Avevamo presentato un emendamento per portare lo stanziamento complessivo a 12 milioni di euro, utilizzando l’avanzo libero del Consiglio regionale e senza nuovo indebitamento. La maggioranza lo ha bocciato. Continueremo a chiedere che lo stanziamento venga elevato a 12 milioni.
– Lei ha sollevato anche il problema dell’esclusione di Quarto. Perché?
Perché Quarto è nella zona rossa dei Campi Flegrei, ma non compare tra i Comuni beneficiari della legge. La sua comunità vive gli stessi rischi e la stessa necessità di prevenzione. Io stessa abito a Quarto e conosco direttamente l’ansia che accompagna ogni nuova scossa. Un fenomeno unitario e sovracomunale non può essere affrontato con confini amministrativi troppo rigidi: servono misure e risorse anche per Quarto e per tutti i territori realmente coinvolti così come Giugliano nello scenario di rischio. Infatti nel merito abbiamo presentato un emendamento che la maggioranza ha scelto di bocciare
– La crisi riguarda soltanto Pozzuoli e i Comuni più vicini?
No. I Campi Flegrei riguardano Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida, Napoli e anche il sistema dei collegamenti con le isole del Golfo.
– Perché chiede anche una legge speciale per i Campi Flegrei?
Perché un territorio che convive stabilmente con un fenomeno antico ed evolutivo non può essere governato soltanto con provvedimenti episodici adottati dopo ogni scossa. Una legge speciale deve affrontare insieme la sicurezza degli edifici, le vie di fuga, le infrastrutture, i trasporti, il sostegno alle famiglie e alle imprese, il patrimonio culturale e la capacità amministrativa degli enti locali. Occorrono programmazione stabile, tempi certi e risorse strutturali.
– Qual è, in conclusione, l’appello che rivolge al presidente Fico?
Non gli chiediamo di alimentare uno scontro tra Regione e Governo, ma di esercitare pienamente il proprio ruolo istituzionale. La nostra è un’opposizione non ideologica, ma costruttiva: vogliamo che vengano richiesti lo stato di emergenza e misure immediate per gli sfollati; che lo stanziamento regionale salga a 12 milioni; che siano inclusi Quarto, Giugliano e tutti i territori a rischio; che si verifichi l’uso dei fondi già assegnati; e che si avviino il Fondo unico, la Centrale unica e una legge speciale. Le persone chiedono case sicure, vie di fuga funzionanti, trasporti efficienti, informazioni trasparenti e istituzioni presenti.

