Frattamaggiore: Un panino contro i pregiudizi, la storia di Francesco, per un riscatto possibile e fattibile

Servizio di Caterina Flagiello

Frattamaggiore. E se un panino, oltre ad essere buono, donasse una vita piena? Ne sa qualcosa Francesco Saviano, giovanissimo ragazzo autistico ad alto funzionamento, che da poco si è messo ai fornelli, o meglio, alla piastra del pub Black Burger, famosissimo locale a Frattamaggiore, guidato dall’imprenditore Giuseppe Auriemma. Qualunque genitore di figli con sindrome dello spettro autistico è consapevole che, dopo la maggiore età, per i propri figli c’è un vero e proprio limbo. Purtroppo la società non riesce ancora ad aprirsi alle possibilità che le persone diversamente abili hanno da offrire, come vissuto da Lina Iovino, mamma di Francesco, che non si è mai arresa di fronte alle (ahimè) tante porte chiuse (simbolicamente e letteralmente) ricevute dal figlio. Eppure anche in provincia anzi, soprattutto in provincia, ci sono dei bellissimi segnali di apertura e vorrei raccontarvi una storia diversa dalla (triste) cronaca che affolla i TG e i notiziari vari. Una storia nata grazie alla possibilità offerta dall’imprenditore Giuseppe Auriemma, proprietario del Black Burger, che ha deciso di inserire Francesco in un percorso lavorativo: ”Mi sono messo subito in contatto col commercialista per informarmi su come meglio procedere. Ora Francesco è in periodo di prova e sta andando alla grande: non ha bisogno di “tutor” che lo seguono, anzi per me è come qualunque altro dipendente della cucina che, essendo alle prime armi, riceve (come tutti del resto) una formazione, ad esempio in merito alla tracciabilità del prodotto ed alle nostre procedure interne.” prosegue Giuseppe Auriemma “A dire la verità non ho notato grosse differenze tra lui e altri dipendenti, certamente Francesco, nello svolgere i suoi compiti utilizza le sue tecniche, ma l’esecuzione è perfetta e ti porta un lavoro finito come tutti gli altri. In poche parole se la sta cavando alla grande. All’inizio, assieme alla famiglia abbiamo deciso di fargli svolgere 4/5 ore al giorno anche per potergli offrire un “primo approccio” al mondo del lavoro, lui nello specifico si occupa della fase di preparazione dei panini, fino alla cottura. Io non vedo limiti in Francesco, è molto volenteroso e addirittura mi chiede di fare delle cose in più, non è certamente uno scansafatiche.” Una personalità vivace che è stata ben accolta dai dipendenti del locale, aggiunge il proprietario del pub Black Burger: “Fino al giorno prima che venisse Francesco, io non ne avevo parlato con il personale di cucina, perché non volevo che si creassero dei pregiudizi. Quel giorno lui si è presentato (puntualissimo alle 16!) insieme al suo papà. Io in quel momento ero a fare una commissione e al mio ritorno mi sono ritrovato Francesco che rideva e scherzava tranquillamente con tutta la squadra della cucina. Quindi l’accoglienza è stata superlativa. Questa accoglienza così calorosa da parte del personale, è per me un motivo di grande orgoglio. Francesco è un ragazzo che vuole giocare e sa stare al gioco, desidera interagire e ha trovato un ambiente che lo ha accolto. Tra l’altro ha anche un buon senso dell’umorismo.” Ho approfittato di questa chiacchierata con Giuseppe Auriemma per chiedergli un primo bilancio di questa esperienza: “Anche se siamo in una fase iniziale, valuto questa esperienza in modo assolutamente positivo: sia a livello umano che professionale. Secondo me i limiti maggiori sono quelli che hanno le persone comuni quando guardano i ragazzi autistici con occhi diversi. Lui è un vulcano in forte crescita e mi aspetto ulteriori miglioramenti nel futuro.” Questo inserimento lavorativo è il risultato di un importante lavoro di sinergia tra la famiglia e mondo imprenditoriale, coadiuvato e reso possibile anche grazie all’esperienza e professionalità della dottoressa Giovanna Eremitaggio, psicologa: ”Francesco era davvero molto emozionato davanti alla prospettiva di poter andare a lavorare, anche perché erano anni che noi stavamo cercando un’opportunità del genere, proprio perché Francesco è un ragazzo molto curioso che apprende molto velocemente, Per questo ci stavamo preparando al meglio proprio per poter sfruttare le opportunità possibili del mondo del lavoro. Spesso, quando si parla di persone con sindrome dello spettro autistico, molti si lasciano influenzare da ciò che spesso viene trasmesso dai mass media o da qualche pregiudizio. Invece, come dice stesso la parola, la sindrome dello spettro autistico racchiude al suo interno tante sfumature diverse, si tratta di una neurodivergenza e al di là di tutto, penso che la cosa fondamentale sia proprio quella di andare a conoscere la persona, al di là delle eventuali difficoltà legate alla neurodivergenza. Francesco era davvero molto emozionato e quando finalmente ha avuto questa opportunità ha avuto un po’ di timore iniziale: da quando ha terminato gli studi, abbiamo cercato di creare delle routine funzionali che gli potessero dare dignità e qualità della vita. Dopo questa prima fase di timore ci siamo confrontati insieme, abbiamo creato uno schema e definito passo dopo passo tutte le cose da fare, in modo da poterlo preparare gradualmente ad un impegno che sarà sempre maggiore anche in base a come risponderà.”, un approccio pratico e mirato quindi, prosegue la dottoressa Eremitaggio che aggiunge: “Abbiamo fatto un lavoro di potenziamento cognitivo, lavorando sul problem solving sul decision making, sull’aumento dei livelli attentivi, sulla regolazione emotiva. Abbiamo fatto anche delle prove in vari contesti, con persone legate alla cucina, anche perché Francesco ha un diploma alberghiero. Per far sì che lui non “perdesse la mano”, ogni settimana lui mi mandava dei video con i piatti da lui preparati, descrivendomeli come se stesse facendo un tutorial di YouTube. I suoi genitori hanno seguito Francesco in tutto e per tutto e ci siamo confrontati in merito ad obiettivi ed esigenze, ma devo dire che Francesco è sempre stato un ragazzo molto curioso e desideroso di imparare, bisognava solo trovare le chiavi giuste per poter fare le cose che fanno esattamente tutti gli altri. Sento spesso Francesco e mi racconta che è davvero molto felice, si trova bene, sta imparando tante cose e sta sviluppando anche ottime relazioni con il suo gruppo di lavoro”. Per questo motivo, la storia di Francesco Saviano e Giuseppe Auriemma è un ottimo esempio di inserimento a pieno titolo nella società, senza più lasciare le persone diversamente abili ai margini ed è bello che la nostra zona di provincia si sia resa protagonista (e faccia da da esempio) per una piccola rivoluzione culturale.