In Campania la Lega appare ormai come un partito con più dirigenti che elettori. Alle ultime elezioni regionali nessuno dei consiglieri uscenti è stato rieletto: un dato politico di enorme gravità che, in qualunque formazione politica, avrebbe imposto una riflessione seria e profonda. Nulla di tutto questo è accaduto. Dopo la sconfitta non c’è stata alcuna autocritica, nessuna presa di posizione pubblica, nessun vero dibattito politico. Al contrario, ex consiglieri e dirigenti hanno continuato a mostrarsi sorridenti sui social, tra selfie, foto di gruppo e attestazioni di fedeltà, raccontandosi quanto si vogliono bene e quanto sia straordinaria la leadership nazionale, mentre il partito scivolava nel silenzio e nell’irrilevanza. Le scelte continuano a essere dettate dall’alto, sotto la regia di Claudio Durigon, considerato il riferimento nazionale della Lega nel Mezzogiorno. In Campania, però, il coordinamento regionale, guidato dal coordinatore regionale Gianpiero Zinzi, si è dimostrato incapace di costruire un radicamento territoriale, una classe dirigente credibile e una visione politica riconoscibile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un partito senza pensiero politico, incapace di includere energie nuove e concentrato esclusivamente sulla sopravvivenza dei singoli. Il coordinamento regionale è, di fatto, inesistente. Le nomine strategiche — come quelle relative all’Autorità Portuale di Napoli — sono state affidate a figure prive di peso politico e di visione. In questo contesto, la perdita di credibilità e di consenso non è una sorpresa, ma una conseguenza inevitabile. A confermare il fallimento immediato della linea adottata è arrivato anche un episodio emblematico. Il consigliere regionale Mimì Minella, eletto nella circoscrizione di Salerno con la Lega, ha lasciato il partito poco dopo l’elezione, aderendo al gruppo di Forza Italia. Una scelta compiuta in coerenza con il suo riferimento parlamentare, Attilio Pierro, anch’egli fuoriuscito dalla Lega. Si tratta di un fatto politicamente rilevantissimo: non solo la Lega non ha riconfermato alcun consigliere uscente, ma ha perso immediatamente uno dei pochi eletti, dando l’ennesima dimostrazione di come il partito venga utilizzato come un semplice “autobus elettorale”. Una pratica sempre sbagliata, che in questo caso certifica l’assenza di una vera struttura politica. Il futuro appare già scritto. Alle prossime elezioni comunali e, a seguire, alle politiche, la Lega in Campania pagherà anni di non-politica. Non sarà colpa di Roberto Vannacci, né di manovre esterne, né di presunti complotti contro Matteo Salvini. La responsabilità sarà tutta interna. E quando il risultato arriverà — anche a livello nazionale — la resa dei conti non potrà più essere rinviata. Non perché qualcuno avrà complottato, ma perché un partito che smette di fare politica, prima o poi, presenta il conto ai suoi leader.

