Dopo tutte le fantasiose versioni che in queste ore si leggono e si ascoltano nel merito dell’insediamento a ridosso del cimitero attraverso i pieni poteri della ZES, comprese le pittoresche accuse al Governo, abbiamo approfondito la questione attraverso voci autorevoli ed interessate. Ebbene, pur sapendo dei pieni poteri conferiti all’ente ZES, era opportuno che il sindaco, l’amministrazione scendesse in campo per ottenere il minor danno possibile su un terreno non di proprietà (molti si domandano perchè quel terreno non è stato mai toccato dalle mire pubbliche?). Cosa che forse molti non sapranno, puntualmente è avvenuta ma senza risultati e con la rinuncia ad una proposta migliorativa fatta da parte della ditta investitrice che proponeva una villa comunale da 1o.000 mq, 300mq di uffici comunali distaccati, rinunciando a costruire due capannoni. Ecco la cronologia dei fatti, il resto sono soltanto goffi tentativi di difesa verso l’opinione pubblica e verso quegli amministratori che probabilmente erano all’oscuro di tutto. SI PARTE dal progetto presentato a luglio del 2025. Dalla data di presentazione, entro 30 gg, la norma dice che occorre indire la conferenza dei servizi che verrà fatta il 26 novembre. Tutti i soggetti in campo coinvolti nell’operazione, entro 30 gg dalla indizione, devono far pervenire i propri pareri, se non pervengono entro il 40esimo giorno, vale il silenzio assenso e non hai più diritto a partecipare. L’8 agosto, il Comune comunica il proprio parere negativo nei 30 gg. Attraverso la intermediazione di soggetti interessati, la ditta, nel principio di proposte migliorative di utilità e interesse pubblico, si rende disponibile a realizzare su parte dei 30.000 mq, a proprie spese, una villa comunale di 10.000 metri attraverso una viariante prima della conferneza dei servizi. Dopo almeno 5 incontri tra le parti, si decide di fare la villa, tutte riunioni avvenute nella sede istituzionale del comune ufficio tecnico. Oltre alla villa comunale da 10.000 metri la ditta cedeva al comune anche un piano dell’edificio da adibire ad uffici comunali da 300 mt. La cosa sembrava fatta, tanto che addirittura si arrivò a decidere quali tipi di piante dovevano essere sistemate. Queste proposte migliorative prevedevano la rinuncia a costruire due capannoni. Incredibilmente all’ultima riunione, quella dove doveva essere presentata la bozza della variante, il sindaco era assente ma si sperava in un contrattempo e non si sa pder quali motivi non si presentò. Si va quindi alla conferenza dei servizi il giorno 26 novembre e sulle controdeduzioni presentate dalla ditta, sul parere negativo del comune dell’8 agosto, lo stesso comune si riservava di pronunciarsi mentre la provincia si pronunciava già negativamente. Si attendeva quindi la pronuncia e l’aggiornamento della conferenza, pronuncia del Comune probabilmente mai arrivata all’ente ZES, tant’è che il 12 gennaio gli interessati vengono informati via pec della chiusura della conferenza dei servizi e il 20 gennaio l’approvazione definitiva del progetto. Questi sono i fatti, la Meloni non c’entra un fico secco!. Occorre dire la verità e assumersi le prorpie responsabilità politiche nell’aver perso una buona opportunità di avere un polmone verde da 10.000mq. E i cittadini devono saperlo.

